HIBAPRESS
È stato annunciato oggi, mercoledì a Rabat, la scoperta di antichi resti umani nel sito "Grotta dei resti umani" all'interno della cava di Thomas 1 a Casablanca, una scoperta scientifica che apre nuove prospettive per comprendere una fase cruciale della storia dell'evoluzione umana.
Questi dati sono stati svelati durante un incontro a cui ha partecipato il Ministro della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, Mohamed Mehdi Bensaid, in concomitanza con la pubblicazione di uno studio scientifico nel numero di gennaio della rivista internazionale "Nature", realizzato da un team di ricerca internazionale che comprende ricercatori dell'Istituto Nazionale di Scienze Archeologiche e del Patrimonio, del Collège de France, dell'Istituto Max Planck di Antropologia Evoluzionistica in Germania, dell'Università Paul Valéry di Montpellier in Francia e dell'Università di Milano in Italia, che ha trattato nuovi fossili umani rinvenuti nello stesso sito. Il ricercatore presso l'Istituto Nazionale di Scienze Archeologiche e del Patrimonio, Abdelrahim Mouhib, supervisore dello studio insieme a Camille Daujeard e Rosalia Calotti, ha spiegato che questa scoperta rientra nel programma di ricerca marocchino-francese "Preistoria a Casablanca", realizzato nell'ambito della cooperazione scientifica e istituzionale con università e centri di ricerca internazionali. Ha indicato che i resti scoperti includono una metà di una mandibola di un adulto, una mandibola completa, una parte della mascella di un bambino, oltre a un osso della coscia, denti separati e vertebre, sottolineando che la loro datazione temporale varia tra 700.000 e 773.000 anni fa. Mouhib ha evidenziato che le analisi morfologiche hanno mostrato un mix di caratteristiche primitive associate all'Homo erectus e altre più evolute che si avvicinano alle caratteristiche dell'Homo sapiens arcaico, il che conferisce a questi resti un'importanza speciale in quanto anello centrale nell'evoluzione del genere umano e un ceppo fratello di alcune antiche forme umane scoperte in Europa. Ha aggiunto che il valore della scoperta è rafforzato dalla sua corrispondenza temporale con i dati genetici che datano la separazione dei principali lignaggi umani, tra il lignaggio africano che in seguito avrebbe portato all'Homo sapiens e i lignaggi eurasiatici che avrebbero portato ai Neanderthal e ai Denisovani, considerando l'uomo di Casablanca uno dei candidati scientificamente più forti per essere l'antenato comune di questi lignaggi. Ha osservato che questi risultati supportano in modo decisivo l'ipotesi dell'origine africana profonda dell'evoluzione umana e sottolineano il ruolo centrale del Nord Africa e del Marocco nelle fasi cruciali della storia umana, correggendo precedenti concezioni scientifiche che limitavano questo ruolo ad altre regioni. Da parte sua, il Ministro della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione ha confermato che questa scoperta è il frutto di anni di ricerca sul campo e di lavoro accademico guidato dall'Istituto Nazionale di Scienze Archeologiche e del Patrimonio in collaborazione con istituzioni e università internazionali, e con il contributo di ricercatori e studenti marocchini. Il Ministro ha sottolineato che la pubblicazione dei risultati di questa ricerca sulla rivista "Nature" riflette il suo valore scientifico globale e incarna la posizione avanzata delle competenze marocchine nel campo della ricerca archeologica, sottolineando che questa scoperta rafforza ancora una volta la posizione del Marocco nella mappa della ricerca scientifica internazionale, dopo la scoperta dell'Homo sapiens più antico nel sito di Jebel Irhoud, e ridata le fasi più antiche della comparsa dell'Homo sapiens.





