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Sfide per la liberazione del demanio pubblico a Oujda… I mercati modello rappresentano una soluzione alla crisi?

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HIBAPRESS – Ahmed El Messaad

Oggi la città di Oujda affronta una vera sfida: il ritorno di manifestazioni caotiche e l'occupazione del demanio pubblico, fenomeni che la popolazione aveva accolto con favore nella loro precedente diminuzione. Dopo un periodo di "rigore organizzativo" che ha riportato equilibrio al traffico e all'estetica della città, i mercati informali sono tornati, in particolare nei pressi del "Souk Mellilia", "Zanqat Tayart", il quartiere "Si Lakhdar" e "Boudir", imponendo una realtà che ostacola il flusso del traffico e danneggia l'estetica del polo di sviluppo della regione orientale.

Il fulcro della crisi non risiede nell'assenza di infrastrutture, ma nell' "inattività" dei mercati modello. Mentre le strade sono affollate di venditori ambulanti e "farasha", centinaia di negozi commerciali all'interno dei mercati modello rimangono chiusi o abbandonati, in un paradosso che riflette la mancanza di coordinamento tra gestione immobiliare e controllo sul campo. Questa situazione solleva urgenti interrogativi rivolti a M'Hamed El Attafawi, Wali della Regione Orientale e Governatore della Prefettura di Oujda-Angad, sulla tabella di marcia adottata per ripristinare il prestigio della legge e proteggere il demanio pubblico dallo sfruttamento non regolamentato.

Per risolvere questo problema, non è più sufficiente accontentarsi di campagne di pulizia stagionali; è diventato necessario adottare un approccio globale basato sull'attivazione di commissioni di inventario e censimento: creazione di una commissione specializzata per condurre un inventario accurato ed esaustivo di tutti i locali nei mercati modello, per determinarne la situazione legale e reale; aggiornamento dello sfruttamento: recupero dei locali abbandonati (a causa di decesso, emigrazione o cambiamento di attività) e riassegnazione ai venditori che operano effettivamente sulla pubblica via; riabilitazione del "mercato coperto": affrontare la situazione del piano interrato del mercato coperto, che si è trasformato da un promettente spazio commerciale in un punto nero, e prepararlo a diventare un ambiente dignitoso per il commerciante e l'acquirente; conseguimento della giustizia fiscale e della concorrenza: non è possibile obbligare il commerciante al sistema legale e fiscale mentre si trova in una concorrenza sleale con aree caotiche che esercitano la loro attività al di fuori dei quadri organizzati con il pretesto della "situazione sociale".

La posta in gioco oggi a Oujda va oltre la semplice liberazione di un marciapiede o di una strada; è una scommessa sull'istituzionalizzazione dell'attività commerciale e sulla garanzia della sostenibilità dell'ordine pubblico. La popolazione e gli attori economici attendono con ansia decisioni ferme che restituiscano ai mercati modello il loro ruolo di motore dello sviluppo locale e pongano fine alla "normalizzazione" del caos, preservando il prestigio della città e garantendo il diritto del cittadino a uno spazio urbano organizzato.