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Interruzione dell’acqua per più di 20 giorni nella wilaya di Chlef, in Algeria… e i residenti denunciano l’assenza di soluzioni

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HIBAPRESS

I residenti della città di Chlef, in Algeria, vivono una crisi continua nell'approvvigionamento di acqua potabile, dopo un'interruzione durata più di 20 giorni, che ha causato uno stato di tensione e rabbia tra i cittadini, che hanno espresso il loro risentimento sui siti di social media, considerando ciò che sta accadendo una violazione di un diritto fondamentale dei loro diritti quotidiani.

Pagine Facebook algerine hanno rivelato che la città di Chlef vive la sete da più di 20 giorni, con i cittadini e gli attivisti che ritengono i funzionari responsabili di quello che hanno definito un chiaro fallimento nella gestione di un servizio pubblico sovrano.

Gli attivisti hanno confermato che la crisi non è più legata a guasti tecnici contingenti, ma riflette squilibri strutturali nella gestione e l'assenza di soluzioni radicali, oltre alla debolezza della comunicazione con la popolazione e la mancanza di trasparenza nella presentazione dei dati relativi alla reale situazione dell'approvvigionamento idrico.

Commenti e post di cittadini algerini hanno evidenziato che la continua interruzione e la ripetizione dello stesso scenario da anni costituiscono una violazione del "principio della continuità del servizio pubblico" e influenzano direttamente la dignità, la salute e la stabilità sociale dei cittadini.

Gli attivisti hanno invitato ad aprire un'indagine per "identificare le responsabilità e ordinare le sanzioni contro tutti coloro che hanno dimostrato negligenza o silenzio di fronte a questa crisi", ritenendo che "il problema dell'acqua nella città di Chlef si ripete ogni anno, soprattutto durante le stagioni invernali ed estive, il che solleva interrogativi su ciò che è stato effettivamente realizzato negli anni precedenti e sull'assenza di soluzioni preventive per evitare il ritorno della crisi ogni volta".

Hanno sottolineato che le dighe, nonostante siano piene durante i periodi di pioggia, "non ne beneficiano in modo appropriato a causa della scarsa preparazione e dell'accumulo di sedimenti e fanghi, che porta allo spreco di importanti quantità d'acqua senza reale efficacia", osservando che "l'assenza di una politica integrata per la gestione delle risorse idriche, che comprenda lo stoccaggio, la distribuzione e la manutenzione, contribuisce ad aggravare la situazione, soprattutto con l'aumento della domanda durante l'estate, il che rende le dighe quasi vuote in poco tempo e riporta la crisi al punto zero".

Al contrario, i cittadini hanno rivolto aspre critiche ai responsabili del settore idrico nella città di Chlef, ritenendo che il problema "risieda nella scarsa efficacia e gestione, soprattutto data la fornitura regolare di acqua in altre wilaya, contro la continua interruzione a Chlef durante le varie stagioni dell'anno", come hanno sottolineato alcuni, a "quello che hanno descritto come l'emarginazione della wilaya e la mancata assegnazione della responsabilità a quadri in grado di affrontare il problema in modo efficace".

Un certo numero di attivisti algerini, in commenti e post separati su "Facebook", hanno espresso il loro risentimento per "la soddisfazione di emettere comunicati sull'aumento o la diminuzione della torbidità o annunciare la fornitura di autobotti", sottolineando che "queste soluzioni non raggiungono tutti i cittadini e non rispondono alle esigenze quotidiane, in particolare nei quartieri alti e negli edifici residenziali i cui occupanti sono costretti alla fatica di trasportare l'acqua manualmente".

I residenti della città di Chlef e della wilaya in generale hanno chiesto un intervento urgente da parte delle autorità competenti, guidate dalla presidenza della Repubblica, al fine di "rivelare le vere cause della crisi e porre fine a quella che hanno definito la politica di rattoppo e promesse rinviate, garantendo un approvvigionamento equo, regolare e trasparente", sottolineando che "l'acqua è un diritto fondamentale non negoziabile e che la dignità del cittadino rimane una linea rossa che non può essere superata".