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Il dibattito accompagna un progetto di decreto per l’istituzione di una commissione esterna al corpo dei giornalisti per la gestione del Consiglio

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HIBAPRESS – Rabat

È previsto che il Consiglio di Governo presenti domani, giovedì, un progetto di decreto legge che prevede l'istituzione di una commissione amministrativa provvisoria per la gestione degli affari del Consiglio Nazionale della Stampa, fino al completamento della procedura di approvazione del progetto di legge n. 026.25 relativo alla sua riorganizzazione, a seguito della decisione della Corte Costituzionale che ha decretato l'incostituzionalità di alcune disposizioni del testo precedente.

Il progetto, secondo quanto disponibile sui suoi contenuti, prevede la costituzione di una commissione che gestirà la fase di transizione, che comprenderà membri esterni al corpo dei giornalisti e sarà presieduta da un giudice, con l'assegnazione di poteri che includono aspetti organizzativi e disciplinari, tra cui quelli relativi alla tessera professionale dei giornalisti. Questo approccio si inserisce nel contesto di un disaccordo sulla formula più appropriata per gestire la fase di transizione tra la fine del mandato precedente e il completamento del nuovo percorso legislativo. Era in discussione il mantenimento dell'attuale commissione provvisoria per la gestione degli affari fino all'emanazione della legge, ma l'opzione adottata si è orientata verso l'istituzione di una nuova commissione con una composizione diversa. Il progetto ha suscitato un dibattito negli ambienti professionali e legali sulla sua natura e sui limiti delle sue competenze, in particolare per quanto riguarda l'assegnazione di compiti decisionali a una commissione che non deriva da un'elezione professionale diretta. Ciò include poteri relativi all'etica professionale e al rilascio della tessera stampa, competenze che, dalla creazione del Consiglio, sono rimaste legate alla filosofia dell'autoregolamentazione. L'inclusione di un giudice, nella composizione di una commissione di natura amministrativa, solleva anche interrogativi legali legati al principio della separazione dei poteri e ai limiti dell'intervento del potere esecutivo nella gestione di un organismo di cui la magistratura amministrativa ha precedentemente confermato la natura pubblica in un certo numero di sentenze. Gli occhi sono puntati su ciò che accadrà nel dibattito governativo sul progetto, alla luce delle diverse interpretazioni sull'impatto di questa formula transitoria sull'indipendenza del Consiglio Nazionale della Stampa e sul modello di autoregolamentazione della professione nella fase successiva.