HIBAPRESS – Rabat
Il settore sanitario nazionale sta assistendo ultimamente a un'assenza delle visite a sorpresa che il Ministro della Salute e della Protezione Sociale, Amin Tahraoui, effettuava in numerosi ospedali pubblici nelle diverse regioni del Regno, un calo che solleva più di un punto interrogativo sulla serietà dell'approccio adottato nel monitorare le condizioni delle strutture sanitarie, soprattutto nelle città che soffrono di una pressione crescente come Ksar El Kebir.
Queste visite, negli ultimi mesi, hanno rappresentato un barlume di speranza per l'opinione pubblica, in quanto indicatore di una volontà politica di esaminare i difetti sul campo, lontano dai rapporti amministrativi raffinati, e le immagini del Ministro che ispeziona i reparti di emergenza e parla con il personale sanitario suggerivano una nuova fase il cui titolo era collegare la responsabilità alla responsabilità, ma questo spirito sul campo si è improvvisamente affievolito, in un momento in cui il sistema sanitario ha bisogno di una presenza effettiva e non di una gestione a distanza.
È notevole che questa assenza coincida con circostanze eccezionali vissute da diverse regioni a causa delle piogge e delle inondazioni, il che avrebbe dovuto comportare un'intensificazione delle visite e non una loro riduzione, poiché il settore sanitario, per sua natura, è direttamente influenzato da tali situazioni, sia in termini di pressione sui reparti di emergenza che in termini di difficoltà di accesso ai servizi nelle aree colpite, quindi come si può parlare di una buona governance sanitaria in assenza di un meccanismo regolare di ispezione sul campo?
La città di Ksar El Kebir è un chiaro esempio della necessità di un intervento centrale deciso, poiché le strutture ospedaliere ivi si trovano a far fronte a pressioni quotidiane, con carenze in alcune specialità e una mancanza di capacità logistiche, il che rende il personale sanitario operante in condizioni difficili.
Di fronte a queste sfide, l'assenza simbolica del Ministro diventa più di un semplice dettaglio protocollare, ma un messaggio negativo che si legge come un passo indietro rispetto a un approccio che aveva ricevuto un'ampia approvazione.
Le critiche rivolte oggi non riguardano la persona del Ministro quanto l'efficacia dell'intera politica sanitaria, poiché la fase attuale, alla luce del progetto di generalizzazione della protezione sociale, richiede una forte presenza sul campo e un attento monitoraggio dei punti deboli, e non limitarsi ai discorsi di riforma.
E se le visite a sorpresa hanno precedentemente rivelato delle carenze, la loro interruzione solleva una domanda legittima: i problemi sono davvero finiti, o l'occhio del controllo non è più presente in misura sufficiente?
La posta in gioco oggi per il Ministero della Salute e della Protezione Sociale non risiede solo nel lancio di programmi, ma nel garantirne la continuità e la credibilità, e la credibilità, in un settore sensibile come la salute, parte dal campo.





