HIBAPRESS – w.m.c.
L'ambasciatore Rappresentante Permanente del Regno del Marocco presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, Omar Zineber, ha evidenziato oggi a Ginevra il modello storico marocchino di coesistenza religiosa e l'impegno del Regno a favore del dialogo interreligioso e della lotta contro la discriminazione religiosa a livello internazionale.
Zineber ha dichiarato durante un evento organizzato a margine della 61a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che "il Marocco è sempre stato un difensore devoto della tolleranza e del dialogo tra religioni e culture. Resta impegnato a rafforzare la cooperazione internazionale in questo senso per un mondo in cui la diversità regni come ricchezza e la tolleranza come valore condiviso". L'ambasciatore, durante questo incontro dedicato alla lotta contro la discriminazione religiosa, ha sottolineato che "il Marocco è una terra di diversità e tolleranza", dove musulmani, ebrei e cristiani vivono "in pace da secoli", sottolineando che il Regno è "sempre stato impegnato a promuovere la tolleranza religiosa e il rispetto delle libertà fondamentali, adottando un modello di coesistenza nella sua vita politica, sociale e culturale". Ha sottolineato che questa tradizione è sancita al più alto livello dello Stato da Sua Maestà il Re Mohammed VI che, in qualità di Comandante dei fedeli, è "protettore di tutti i credenti, indipendentemente dalla loro religione". L'ambasciatore ha anche ricordato il ruolo cruciale di Sua Maestà, il compianto Re Mohammed V, nella protezione degli ebrei, quando rifiutò qualsiasi misura discriminatoria nei loro confronti, sottolineando che non c'è differenza tra marocchini, che siano musulmani, ebrei, cristiani o altro. Zineber ha evidenziato, in questo contesto, le iniziative marocchine volte a rafforzare la tolleranza religiosa e il dialogo interreligioso, come la Dichiarazione di Marrakech sui diritti delle minoranze religiose nel mondo islamico e l'Appello di Gerusalemme lanciato da Sua Maestà il Re Mohammed VI e Papa Francesco, nel 2019, durante la storica visita del Papa in Marocco, al fine di promuovere il dialogo interreligioso. A livello multilaterale, l'ambasciatore ha ricordato l'impegno attivo del Marocco all'interno dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per promuovere "il dialogo interreligioso, la tolleranza e il rispetto reciproco", in particolare attraverso iniziative volte a combattere i discorsi di odio e l'intolleranza religiosa. Ha sottolineato l'ospitalità del Marocco a percorsi internazionali pertinenti, come il Piano d'azione di Rabat sul divieto di incitamento all'odio nazionale, etnico o religioso che costituisce incitamento all'ostilità, alla discriminazione o alla violenza, e il Piano d'azione di Fes per la prevenzione dell'incitamento alla violenza che può portare a crimini atroci (2017). L'ambasciatore ha sottolineato che "il dialogo interreligioso è lo strumento più efficace per risolvere le tensioni legate all'identità e alla religione" e "permette di superare i malintesi, smantellare i pregiudizi e rafforzare le relazioni tra popoli e nazioni". Ha ritenuto che il Consiglio per i diritti umani dovrebbe completare i meccanismi esistenti che operano in questo campo creando, attraverso uno strumento appropriato, un meccanismo per raccogliere dati internazionali sulla discriminazione, la xenofobia, il razzismo e i discorsi di odio, al fine di adottare un approccio pratico e consensuale per combattere questi fattori divisivi. Il diplomatico ha concluso invitando i partecipanti a un evento parallelo organizzato dal Marocco il 12 marzo dal titolo "Proteggere i diritti umani combattendo i discorsi di odio", che riunisce rappresentanti di diverse religioni e mira a "tradurre gli impegni in azioni concrete". Si segnala che questo evento è stato organizzato dall'Unione Europea, in occasione del 40° anniversario del mandato del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo, istituito nel 1986 dalla Commissione per i diritti umani per promuovere e proteggere questo diritto fondamentale previsto nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel Patto internazionale sui diritti civili e politici.





