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L’energia sotto pressione della guerra… Come la crisi del Golfo minaccia l’economia globale?

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Nota: questa notizia è stata tradotta automatically e potrebbe contenere alcuni errori linguistici.

HIBAPRESS – Abdellatif Baraka

Doha ha dichiarato lo stato di "forza maggiore" sulle esportazioni di gas naturale liquefatto dopo l'interruzione della produzione in alcune delle sue principali strutture a seguito dell'escalation della guerra in Medio Oriente, una mossa che ha scosso i mercati energetici globali e ha rimesso in evidenza la fragilità del sistema di approvvigionamento internazionale.

Il Qatar è uno dei pilastri fondamentali del mercato globale del gas, poiché fornisce circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto, il che significa che qualsiasi interruzione delle sue esportazioni lascia un vuoto immediato nel mercato e crea un'impennata dei prezzi.

Funzionari qatarioti hanno avvertito che il proseguimento della guerra potrebbe portare all'interruzione delle esportazioni di energia dall'intero Golfo nel giro di poche settimane, con previsioni di un aumento dei prezzi del petrolio fino a 150 dollari al barile e un aumento dei prezzi del gas a livelli record.

La gravità della crisi risiede nel suo collegamento con lo Stretto di Hormuz, il vitale corridoio marittimo attraverso il quale passa una percentuale significativa del commercio energetico globale. Lo stretto rappresenta un'arteria strategica per l'esportazione di petrolio e gas dai paesi del Golfo e attraverso di esso passa circa il 20% del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, oltre a ingenti quantità di petrolio, il che significa che qualsiasi interruzione della navigazione o interruzione delle spedizioni attraverso questo corridoio potrebbe portare a un vero e proprio strangolamento delle forniture globali, in particolare per le economie di Asia ed Europa, che dipendono in larga misura dal gas del Golfo per alimentare le loro industrie e generare elettricità.

Alcuni mercati, in particolare in Europa e in Asia, hanno già iniziato a registrare forti balzi dei prezzi del gas a seguito dell'interruzione della produzione qatariota e dell'intensificarsi della concorrenza sulle spedizioni rimanenti nel mercato internazionale.

Dal punto di vista economico, questi sviluppi preannunciano una nuova fase di instabilità globale, in cui potrebbe ripetersi lo shock energetico che il mondo ha conosciuto dopo la guerra in Ucraina nel 2022, ma questa volta attraverso il Golfo. L'aumento dei prezzi dell'energia porta solitamente a un'ondata di inflazione globale, a un rallentamento della crescita economica e a un aumento dei costi di produzione e trasporto, che si ripercuotono direttamente sui prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità.

Inoltre, la crisi potrebbe ridisegnare la mappa energetica internazionale, poiché alcuni paesi produttori, come la Russia, hanno iniziato a cercare di sfruttare il vuoto nel mercato indirizzando le loro esportazioni verso mercati più redditizi. Se la guerra continua e si espande, il mondo potrebbe affrontare una crisi energetica multidimensionale che incide sulla sicurezza economica di importanti paesi come Cina, India e Unione Europea e spinge l'economia globale verso una nuova fase di turbolenza e incertezza.