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Fes… 30 anni di reclusione per l’autista del camion che ha invaso un hotel a Ain Chkef

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HIBAPRESS – Per A. Mahiaoui

La camera penale di primo grado presso la corte d'appello di Fes, lunedì 16 marzo 2026, ha emesso una sentenza che prevede 30 anni di reclusione per l'autista di un camion accusato nell'incidente dell'invasione di un hotel nella zona di Ain Chkef, nella provincia di Moulay Yacoub, un incidente che ha suscitato grande shock dopo aver causato la morte di due guardie e il ferimento di altre persone.

Questa sentenza è arrivata dopo che l'imputato è stato ritenuto colpevole di gravi accuse penali, tra cui omicidio premeditato, tentato omicidio, guida in stato di ebbrezza e aver causato ingenti danni materiali alla proprietà altrui. I dettagli del caso risalgono alla mattina del 4 gennaio, quando un camion guidato dall'imputato si è lanciato a grande velocità verso il cortile di un hotel con una discoteca nella zona di Ain Chkef, appartenente alla provincia di Moulay Yacoub, causando l'investimento di due guardie che lavoravano presso la struttura turistica, ferendole gravemente e accelerando la loro morte, oltre al ferimento di altre tre persone di diversa gravità. L'incidente ha anche causato ingenti danni materiali, tra cui la distruzione di diverse auto parcheggiate nel garage dell'hotel, oltre a danni alle strutture. Le indagini e le perizie condotte nell'ambito del caso hanno rivelato che l'autista era in stato di grave ebbrezza mentre guidava il camion, il che ha causato la perdita del controllo e il tragico incidente. La corte, presieduta dal consigliere Mohamed Ben Maachou, ha ritenuto che la gravità delle azioni commesse e le conseguenti ingenti perdite umane e materiali giustificassero l'emissione di una pena severa, sottolineando la necessità di affrontare con fermezza tali comportamenti che minacciano la sicurezza dei cittadini e la sicurezza della proprietà. Questa sentenza pone fine a un doloroso capitolo di un incidente che ha scosso l'opinione pubblica locale all'inizio dell'anno in corso e, allo stesso tempo, riflette il rigore della magistratura nel trattare i reati legati all'imprudenza e alla guida in stato di ebbrezza.