HIBAPRESS – Abdellatif Baraka
La preghiera dell'Eid in Marocco non è semplicemente un rituale religioso passeggero, ma piuttosto il rituale sociale e spirituale più importante. L'Eid porta nei suoi dettagli i tratti dell'autentica identità marocchina, dove le persone si premurano di indossare i più bei abiti tradizionali, il jellaba bianco e le babouches gialle, in un'immagine che riflette gioia e purezza, mentre i volti dei bambini sono adornati da sorrisi innocenti che riassumono il significato dell'Eid nelle sue forme più splendide.
Dopo aver eseguito la preghiera e ascoltato il sermone dell'Eid, inizia un altro viaggio non meno importante, che è quello dei legami familiari e delle visite a parenti e cari. I marocchini considerano questa usanza un pilastro fondamentale delle celebrazioni, dove i percorsi della gioia si intersecano tra le case, le porte si aprono per accogliere i visitatori e le tavole sono imbandite con i piatti tradizionali più deliziosi che profumano di memoria e nostalgia.
In queste visite, le distanze non si misurano in chilometri, ma nella forza dei legami umani che riuniscono le famiglie. Tutti si scambiano congratulazioni e sincere invocazioni, le divergenze vengono dimenticate e ciò che potrebbe essere stato rotto dai giorni viene ripristinato. L'Eid, nella sua essenza, è un'opportunità di riconciliazione e perdono, e un nuovo inizio scritto con l'inchiostro dell'affetto.
Così, i marocchini tessono i fili del loro Eid tra la spiritualità della preghiera e il calore della famiglia, in un quadro umano che pulsa di amore e solidarietà. Un Eid che si completa solo con le risate di una madre, l'abbraccio di un padre, la riunione dei fratelli e la nostalgia che ritorna ogni anno per confermare che la vera gioia risiede nella vicinanza, e in quei semplici dettagli che danno un significato alla vita.





