HIBAPRESS – Abdelatif Baraka
Il dossier dei lavoratori licenziati dall'hotel "Riad Mogador" nella città di Agadir è entrato in una nuova fase di escalation, dopo che le persone interessate hanno inviato una lettera alla Presidenza del Governo, chiedendo un intervento urgente per l'attuazione delle sentenze giudiziarie emesse a loro favore e per consentire loro di ricevere i risarcimenti dovuti per la perdita del lavoro.
Secondo i dati disponibili, questa mossa arriva dopo che i lavoratori hanno esaurito i vari canali, nonostante il continuo ritardo nell'attuazione delle sentenze, nonostante siano trascorsi molti mesi dalla loro emissione, il che ha aggravato le loro sofferenze sociali ed economiche, soprattutto in assenza di qualsiasi indicazione di una rapida soluzione del dossier.
Nello stesso contesto, la deputata parlamentare Naima El Fathawi aveva precedentemente sollevato la questione all'interno della cupola del Parlamento, attraverso un'interrogazione scritta indirizzata al Ministro della Giustizia, Aziz Akhannouch, in cui chiedeva di adottare misure concrete per garantire l'attuazione delle sentenze giudiziarie, ritenendo che la continuazione della situazione ponga reali problemi sull'efficacia dei meccanismi di attuazione e sulla credibilità della giustizia.
I lavoratori confermano che la loro nuova lettera alla Presidenza del Governo riflette l'entità della frustrazione che hanno raggiunto, soprattutto perché le sentenze giudiziarie emesse a loro favore sono rimaste sugli scaffali senza essere attivate, nonostante i mezzi previsti dalla legge per costringere il datore di lavoro all'attuazione.
I capitoli di questo caso risalgono al luglio 2021, quando un certo numero di lavoratori dell'hotel ha subito un licenziamento di massa descritto come arbitrario, prima di rivolgersi alla magistratura per rivendicare i propri diritti. Dopo un iter giudiziario, sono state emesse sentenze a loro favore che prevedono un risarcimento per la perdita del lavoro, ma l'esecuzione di queste sentenze è rimasta sospesa dal luglio 2023.
Da allora, i lavoratori hanno intrapreso una serie di movimenti e corrispondenze, che hanno coinvolto diverse parti, senza produrre risultati tangibili, il che li ha spinti oggi a bussare alla porta della Presidenza del Governo, nella speranza di chiudere questo dossier e garantire il rispetto delle sentenze giudiziarie e la tutela dei loro diritti sociali.





