HIBAPRESS
Il ministro della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, Mohamed Mehdi Bensaid, ha dichiarato martedì alla Camera dei Rappresentanti che il governo ha risposto positivamente alle osservazioni della Corte Costituzionale in merito al disegno di legge per la riorganizzazione del Consiglio Nazionale della Stampa, considerandolo "un esercizio democratico e costituzionale importante".
Bensaid, durante una riunione della Commissione Istruzione, Cultura e Comunicazione, dedicata alla discussione generale e dettagliata delle disposizioni del disegno di legge, in risposta alla decisione della Corte Costituzionale n. 261/26 e alle conseguenti riconsiderazioni di una serie di meccanismi di regolamentazione della professione e della composizione del Consiglio, ha spiegato che questo percorso non pone problemi, ma rafforza la fiducia nelle istituzioni e consolida la supremazia della Costituzione. Dopo aver sottolineato che il precedente progetto è stato redatto nell'ambito di una visione politica basata su ampie consultazioni che hanno coinvolto vari attori, il ministro ha osservato che il nuovo testo è stato sottoposto a modifiche a due livelli, uno sostanziale e l'altro formale, al fine di garantire una maggiore conformità con le disposizioni costituzionali. Ha sottolineato che l'obiettivo principale di questa riforma è garantire la continuità del lavoro del Consiglio Nazionale della Stampa e superare i problemi gestionali che hanno caratterizzato l'esperienza precedente, in particolare per quanto riguarda la gestione del sostegno e la gestione degli squilibri legati al lavoro quotidiano dei giornalisti, oltre ad accompagnare i cambiamenti che il settore sta attraversando, in particolare quelli legati al modello economico delle aziende giornalistiche. Il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di distinguere tra l'azienda e il giornalista, considerato un attore professionale "che deve essere in grado di garantire condizioni di vita dignitose", oltre a correggere alcuni squilibri nella rappresentanza, in particolare riducendo l'equilibrio numerico all'interno della categoria degli editori (7 invece di 9) e affidando il compito di nomina nella formazione del comitato di supervisione alla presidenza del governo, garantendo la neutralità "al di fuori della discussione della maggioranza e dell'opposizione". Da parte sua, i gruppi di maggioranza hanno elogiato la decisione della Corte Costituzionale, considerandola un'importante tappa costituzionale e democratica nel processo di consolidamento della supremazia della Costituzione, aggiungendo che questo progetto arriva in un contesto caratterizzato da una notevole maturità istituzionale, che si concretizza nella cooperazione tridimensionale tra il potere legislativo, il governo e il potere giudiziario costituzionale. Hanno ritenuto che "l'adeguamento del governo e del parlamento alle osservazioni della Corte Costituzionale non sia una semplice formalità, ma è l'affermazione dello stato di diritto e la garanzia che le leggi che regolano la professione giornalistica siano conformi alla sostanza e allo spirito della Costituzione". La maggioranza ha inoltre registrato con favore quanto previsto dal progetto a livello di rafforzamento dell'efficacia del Consiglio Nazionale della Stampa e di chiarimento dei suoi ruoli e meccanismi operativi, "rendendolo in grado di tenere il passo con i rapidi cambiamenti che il settore dei media sta attraversando, soprattutto alla luce della rivoluzione digitale", sottolineando che "incarna una chiara volontà di rafforzare il principio dell'autoregolamentazione della professione e di consolidare l'indipendenza delle sue istituzioni in linea con lo spirito della Costituzione". I deputati della maggioranza hanno ricordato cosa rappresenta il disegno di legge in termini di "arsenale normativo per stabilire chiare regole per l'accesso alla professione e definire lo status di giornalista professionista", garantendo un equilibrio tra i principi di libertà e responsabilità, che è "quanto la Corte Costituzionale ha sottolineato, che ha ritenuto che conferire al Consiglio il potere di stabilire un codice etico per la professione sia una delega costituzionale sana, a condizione che tale etica garantisca di servire il diritto del cittadino a un'informazione libera, imparziale e responsabile". Al contrario, i gruppi di opposizione hanno ritenuto che il nuovo testo "manchi ancora di disposizioni che incarnino realmente il principio dell'autoregolamentazione libera e indipendente della stampa e dell'editoria, come è prassi nelle migliori pratiche e esperienze", nonostante gli sforzi della decisione della Corte Costituzionale, in risposta al rinvio parlamentare, per consolidare un orientamento legislativo volto a garantire l'equilibrio all'interno della composizione del Consiglio e rafforzare il pluralismo rappresentativo. Hanno sottolineato che, nonostante il fatto che il progetto abbia corretto lo squilibrio nella rappresentanza numerica tra giornalisti ed editori, alla luce della decisione della Corte Costituzionale, ha adottato un meccanismo basato su una soglia di rappresentanza del 10% per gli editori, "che in pratica potrebbe portare a una riduzione del pluralismo o alla riproduzione dell'egemonia indiretta di alcune categorie sul Consiglio". I deputati dell'opposizione hanno osservato che questa disposizione è in contrasto "con i principi del pluralismo e della rappresentanza proporzionale", considerandola "un'elusione" dello spirito della decisione costituzionale che "ha esplicitamente respinto qualsiasi formula che porti al monopolio di un'unica organizzazione professionale su tutti i seggi". L'opposizione ha inoltre ribadito il suo rifiuto del meccanismo di nomina degli editori invece delle elezioni, considerandolo una scelta che non consolida "il principio della legittimità professionale e dell'indipendenza". Nello stesso contesto, i gruppi di opposizione hanno sollevato la questione del collegamento della rappresentanza degli editori al fatturato, ritenendo che ciò "rappresenti una tendenza verso una logica puramente economica, che potrebbe minacciare il pluralismo e aprire la strada al dominio degli attori finanziariamente più forti". Hanno sottolineato che la fondazione per il futuro dell'autoregolamentazione dei giornalisti "dipende dal lavoro che stiamo facendo oggi come parlamentari".





