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Giustizia minorile sul tavolo di discussione a Nador

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HIBAPRESS – Mohammed Zriouh

La Casa degli Avvocati nella città di Nador ha costituito una piattaforma intellettuale e per i diritti di alto livello ospitando un simposio scientifico nazionale che ha discusso a fondo la questione dell'assistenza post-rilascio per i minori rilasciati. Il simposio non è stato un semplice esercizio intellettuale, ma una risposta a un'urgente necessità imposta dai profondi cambiamenti nel sistema di giustizia penale marocchino, dove funzionari giudiziari, parlamentari, professori universitari e attivisti della società civile si sono riuniti sotto lo stesso tetto per delineare i contorni di una nuova filosofia per la giustizia minorile basata sull'attento equilibrio tra gli obblighi internazionali del Regno e il miglior interesse del minore, che deve rimanere al di sopra di ogni considerazione legale o procedurale.

I lavori di questo forum sui diritti umani sono iniziati in un'atmosfera caratterizzata dal simbolismo nazionale e dallo spirito scientifico, dove fin dalle prime sessioni è stato sottolineato che la protezione dei bambini in contatto con la legge è un vero indicatore della maturità dell'esperienza nazionale in materia di diritti umani. In questo contesto, gli oratori hanno sottolineato che il passaggio dall'approccio coercitivo tradizionale basato sulla punizione a un approccio riformista e riabilitativo richiede gli sforzi congiunti di tutti gli attori coinvolti, a partire dal sistema giudiziario fino alle istituzioni sociali, per garantire che il periodo di detenzione sia solo una fase transitoria per la riforma, non una stazione per la produzione di recidiva criminale e fragilità psicologica.

Per quanto riguarda il fulcro della discussione sull'assistenza post-rilascio, i partecipanti hanno concordato sul fatto che essa rappresenta l'anello cruciale che determina il successo o il fallimento dell'intero sistema di integrazione, poiché il rilascio del minore non pone fine alla responsabilità dello Stato, ma lo pone di fronte a una sfida più grande che consiste nel proteggere questo bambino dalla stigmatizzazione sociale e nel fornire un ambiente di supporto che gli impedisca di ricadere di nuovo nelle grinfie della devianza, il che richiede necessariamente lo sviluppo di politiche pubbliche integrate che vadano oltre la gestione amministrativa pura e semplice per includere un accurato supporto psicologico, l'integrazione nel sistema di formazione professionale e l'attivazione di meccanismi di mediazione familiare per garantire l'accettazione del minore che ritorna nell'ambiente sociale.

Inoltre, gli oratori hanno approfondito l'analisi della politica penale marocchina e dei suoi sviluppi, sottolineando che il ruolo della magistratura oggi non si limita più all'emissione di sentenze, ma si è esteso fino a diventare un ruolo protettivo per eccellenza attraverso il monitoraggio dei percorsi di riabilitazione e la garanzia dell'attuazione delle convenzioni internazionali sul terreno. Il simposio ha assistito a un'ampia discussione sulle sfide legali e istituzionali che a volte impediscono la fluidità dell'integrazione, con un appello esplicito a rafforzare il coordinamento tra le istituzioni ufficiali e le associazioni per i diritti umani interessate ai bambini, considerando la società civile un partner strategico nella costruzione di ponti di fiducia tra il bambino rilasciato e la sua comunità.

Il simposio ha concluso i suoi lavori aprendo la porta all'interazione con il pubblico che ha affollato la sala, dove la discussione ha riflettuto una grande consapevolezza sociale delle dimensioni della responsabilità che grava su tutti nei confronti di questa categoria, per coronare questi incontri scientifici con l'onorificenza di volti dei diritti umani e della magistratura che hanno contribuito con le loro donazioni ad arricchire la scena nazionale, in mezzo all'ampio apprezzamento dell'importanza della continuità di questa discussione pubblica nella città di Nador e alla trasformazione delle raccomandazioni derivanti dal simposio in programmi di lavoro realistici che garantiscano ai minori rilasciati il loro diritto a costruire un nuovo futuro, lontano dai vincoli del passato e dai vincoli della delinquenza.