HIBAPRESS – Abdellatif Baraka
In un'evoluzione che riflette la sensibilità degli equilibri regionali, i funzionari del settore energetico e minerario in Francia hanno esortato le autorità algerine ad affrontare con cautela e prudenza il dossier sullo sfruttamento della miniera di Ghar Jbilet, situata nella regione di Tindouf, avvertendo delle implicazioni di eventuali azioni unilaterali che potrebbero complicare la situazione giuridica e diplomatica del progetto.
Questo avvertimento arriva in un contesto storico complesso, poiché la miniera è legata a un accordo di partnership risalente al 1972 tra Marocco e Algeria, che prevedeva intese sullo sfruttamento delle risorse minerarie comuni, nell'ambito di un approccio integrato volto a rafforzare la cooperazione economica tra i due paesi.
Sebbene questo accordo non sia stato pienamente attuato, rimane un riferimento legale che gli esperti evocano quando valutano qualsiasi mossa unilaterale in questo dossier.
La miniera di Ghar Jbilet è una delle più grandi riserve di ferro non sfruttate al mondo, con risorse stimate in miliardi di tonnellate, il che la rende un progetto strategico con dimensioni che vanno oltre l'aspetto economico, fino a complesse scommesse geopolitiche, soprattutto a fronte della crescente domanda globale di materie prime legate all'industria pesante e alla transizione energetica.
Fonti informate indicano che l'avvertimento francese è inseparabile da più ampie preoccupazioni all'interno degli ambienti europei per l'escalation delle tensioni regionali, poiché qualsiasi disattenzione agli accordi precedenti potrebbe aprire la porta a controversie legali internazionali, sia attraverso l'arbitrato che attraverso istituzioni internazionali specializzate.
Inoltre, l'ingresso di nuovi partner internazionali nel progetto, senza risolvere la precedente situazione legale, potrebbe complicare lo scenario e influire sull'attrattiva degli investimenti.
Al contrario, negli ultimi anni l'Algeria si è sforzata di accelerare il ritmo dello sfruttamento della miniera, attraverso partnership con attori internazionali, al fine di diversificare la sua economia e ridurre la dipendenza dagli idrocarburi. Tuttavia, questa dinamica si scontra, secondo gli osservatori, con l'eredità dei vecchi accordi e con l'ambiente regionale teso che rende qualsiasi grande progetto economico ostaggio di calcoli politici accurati.
Gli esperti di diritto internazionale ritengono che la soluzione migliore sia riaprire i canali di dialogo, sia bilateralmente che attraverso mediazioni multilaterali, per evitare di trasformare un promettente progetto economico in un nuovo focolaio di tensione nella regione. Sottolineano inoltre che il rispetto degli impegni precedenti, o la loro rinegoziazione, rimane l'opzione più sicura per garantire la stabilità degli investimenti e proteggere gli interessi strategici di tutte le parti.
Alla luce di questi dati, sembra che il dossier Ghar Jbilet sia destinato a rimanere al centro degli equilibri regionali, dove si intersecano considerazioni di sovranità, economia e diritto internazionale, il che lo rende un vero e proprio banco di prova per la capacità degli attori di far prevalere la logica della partnership a spese della logica dell'escalation.





