HIBAPRESS – Abdellatif Baraka
La relazione tra il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye e l'ex primo ministro Ousmane Sonko non era solo un'alleanza elettorale passeggera, ma un progetto di potere nato da una lotta comune all'interno della pubblica amministrazione e del partito "Pastef", prima di trasformarsi in un solido duo governativo che presto iniziò a sgretolarsi sotto la pressione delle divergenze di vedute e l'accumulo di ambizioni all'interno del centro decisionale.
L'amicizia che si era formata nei corridoi della pubblica amministrazione e nelle stazioni di detenzione politica, è finita in una brusca rottura politica meno di un anno dopo che avevano preso il potere. E con l'intensificarsi delle divergenze sul modo di gestire lo stato e la distribuzione dei poteri all'interno del partito e del governo, è emersa una chiara spaccatura tra due orientamenti diversi: il presidente tende a rafforzare la centralizzazione delle decisioni all'interno della presidenza, e l'ex capo del governo chiede un margine più ampio di gestione e mostra la volontà di affrontare uno scontro politico diretto. Questa tensione è gradualmente uscita dalla cerchia delle divergenze interne per diventare pubblica, attraverso licenziamenti e riorganizzazioni dei centri di influenza, raggiungendo la fine della fase di "coesistenza politica" tra i due uomini. Oggi, il Senegal si trova di fronte a una scena politica più complessa, dove la lotta non è più tra potere e opposizione tradizionale, ma tra due poli emersi dallo stesso progetto e che condividono la legittimità popolare e l'influenza all'interno delle istituzioni statali. Mentre il presidente cerca di ripristinare gli equilibri del governo attraverso il governo, Sonko si posiziona in una posizione di forza all'interno dell'istituzione legislativa, aprendo la porta a una fase di tira e molla che potrebbe ridisegnare la mappa del potere e mettere alla prova la stabilità politica nella prossima fase.





