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L’ex-parlamentare Hassan Derhem fa esplodere la bomba della rendita nel Sahara e chiede di rendere conto

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Nota: questa notizia è stata tradotta automatically e potrebbe contenere alcuni errori linguistici.

HIBAPRESS – Abdellatif Baraka

Le recenti dichiarazioni dell'ex parlamentare "Hassan Derhem" hanno acceso un acceso dibattito politico sulla gestione dei beni immobiliari nelle province meridionali, dopo aver posto direttamente il dossier della "rendita immobiliare" al centro della polemica, criticando quelle che ha considerato disfunzioni strutturali nella distribuzione dei terreni pubblici e la persistenza della logica dei privilegi a scapito del merito.

L'uscita politica di Derhem non è stata casuale, ma ha portato messaggi forti che vanno oltre la diagnosi per interrogare la profondità del modello di sviluppo adottato nel Sahara, dove ha sottolineato che il bene immobiliare, invece di essere una leva per la giustizia sociale, si è trasformato in alcuni casi in uno strumento per riprodurre le disparità e alimentare il senso di esclusione tra ampi strati della popolazione, in particolare i giovani.

Questo approccio assume una sensibilità particolare, data la natura strategica delle province meridionali, dove lo sviluppo non è visto solo in termini economici, ma anche come una scommessa politica legata al rafforzamento della stabilità e al consolidamento dell'appartenenza nazionale. Da qui, ogni squilibrio nella distribuzione della ricchezza, in particolare i beni immobiliari, potrebbe riflettersi negativamente sul livello di fiducia nelle istituzioni.

Derhem ha toccato un punto essenziale quando ha collegato l'assenza di giustizia immobiliare con la crescente tensione sociale, avvertendo che la continua concessione di terreni in modo non trasparente o nell'ambito di relazioni di influenza, consolida un senso di ingiustizia e indebolisce la credibilità del discorso ufficiale sull'uguaglianza delle opportunità.

Ha anche ritenuto che queste pratiche aprano la porta alla speculazione e alla perdita di reali opportunità di sviluppo a beneficio delle categorie aventi diritto. In un contesto correlato, l'oratore ha chiesto l'effettiva attivazione del principio di responsabilità, come porta d'accesso essenziale per correggere gli squilibri, con la necessità di recuperare i terreni che sono stati acquisiti in modo illegale e di reintegrarli nelle politiche pubbliche rivolte ai giovani, alle famiglie vulnerabili e ai rimpatriati dai campi di Tindouf.

Ha anche sottolineato che il successo del progetto di autonomia non può essere raggiunto solo attraverso infrastrutture o grandi investimenti, ma rimane legato all'istituzione di una reale giustizia sociale che il cittadino percepisce nei dettagli della sua vita quotidiana. Lo sviluppo, nella sua dimensione profonda, è prima di tutto equità e pari opportunità.

Queste dichiarazioni contengono un chiaro avvertimento sui rischi della prosecuzione dello status quo, poiché il fascicolo immobiliare potrebbe trasformarsi in un focolaio di tensione invece di essere uno strumento di stabilità, soprattutto alla luce delle sfide regionali e della propaganda ostile che scommette sullo sfruttamento di ogni lacuna interna.

In conclusione, Derhem ha riaperto un dossier che per anni è stato avvolto nella sensibilità, mettendo lo Stato di fronte a un vero e proprio test sulla sua capacità di rompere con l'economia della rendita e di consolidare una governance immobiliare equa ed equa. O il bene immobiliare si trasforma in un ingresso alla dignità e all'integrazione sociale, oppure rimane il carburante per la tensione, con il costo politico e di sviluppo che ciò comporta.