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L'istituzione dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Infanzia, a seguito dell'approvazione da parte delle due camere del Parlamento, durante la settimana in corso, del progetto di legge n. 24.29, può essere interpretata solo come una svolta istituzionale qualitativa nel percorso di consolidamento delle fondamenta dello "Stato sociale", e un passo che riflette una chiara volontà politica del governo di Aziz Akhannouch di porre la protezione dell'infanzia al centro delle politiche pubbliche, dopo anni di squilibri strutturali, causati dalla dispersione degli attori e dalla sovrapposizione di competenze.
Questo progetto sociale non si limita a creare una nuova struttura amministrativa, ma stabilisce una profonda trasformazione nell'approccio alla gestione delle questioni dell'infanzia, passando dalla logica di interventi separati a un modello istituzionale unificato, basato sul coordinamento, l'efficacia e l'efficienza, e che fa della dignità e dei diritti del bambino un criterio guida per tutte le politiche legate a questo settore sensibile. L'istituzione dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Infanzia è una risposta oggettiva agli squilibri legali e gestionali accumulati dal settore per anni, dove l'assenza di un riferimento nazionale unificato ha limitato l'efficacia dei programmi e indebolito l'impatto sociale degli interventi. Oggi, il nuovo quadro giuridico consolida una visione globale che inquadra l'intervento dei diversi attori e unifica la logica di lavoro a livello nazionale. Questa tendenza è inseparabile dalle alte direttive reali che hanno reso la protezione dell'infanzia una responsabilità collettiva, come indicato nel messaggio reale del 2018 in occasione del lancio dell'iniziativa “Città africane senza bambini per strada”, che ha sottolineato la necessità di rafforzare i sistemi di protezione sociale e garantire un futuro dignitoso ai bambini, soprattutto in situazioni di vulnerabilità. È degno di nota che questa riforma si è basata su una diagnosi accurata della realtà del sistema di protezione dell'infanzia, che ha rivelato squilibri strutturali che si sono tradotti in una scarsa qualità dell'assistenza, una debole integrazione sociale e l'assenza di servizi sanitari e psicologici adeguati all'interno di un certo numero di istituzioni assistenziali, il che ha imposto l'adozione di un nuovo approccio basato sulla specializzazione e l'organizzazione istituzionale anziché su soluzioni di breve termine. In questo contesto, la classificazione dei centri di protezione dell'infanzia e delle istituzioni di assistenza sociale in base alle categorie di bambini e alle loro esigenze assume un'importanza particolare, in quanto offre la possibilità di affrontare ogni caso in base alle sue specificità, sia che si tratti di bambini in difficoltà, o in conflitto con la legge, o bambini abbandonati, o bambini con disabilità, migliorando l'efficacia dell'intervento e limitando la logica della generalizzazione. Inoltre, i diritti e i servizi integrati che il nuovo quadro giuridico offre ai bambini all'interno di questi centri, da alloggi adeguati, assistenza sanitaria e psicologica, istruzione e formazione professionale, oltre al rafforzamento dei meccanismi di governance e controllo attraverso un consiglio di amministrazione a rappresentanza multipla, indicano un passaggio effettivo verso un approccio che fa dell'interesse superiore del bambino la vera bussola per le politiche pubbliche, non solo uno slogan. In definitiva, non si tratta di una misura tecnica isolata, ma di una scelta politica e sociale che conferma che la costruzione di un Marocco di giustizia sociale passa inevitabilmente attraverso la protezione dei suoi figli, garantendo la loro dignità e garantendo le condizioni per la loro piena integrazione nella società, il che rende l'istituzione dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Infanzia un passo di significato strategico nel percorso di riforma sociale guidato dal governo.





