HIBAPRESS – Tetouan
Nel contesto delle rapide trasformazioni che sta vivendo la città di Tetouan, mentre si prepara ad ospitare il progetto “Tetouan Capitale del Mediterraneo della Cultura e del Dialogo”, lo scenario culturale locale sembra entrare in una nuova fase di riorganizzazione degli equilibri dell'azione culturale, dove il dibattito non si limita più all'organizzazione di eventi e programmi, ma si è esteso alla profondità della domanda: chi fa la decisione culturale? E chi ne determina le priorità?
In questo contesto, è intervenuto l'artista e sindacalista Mohamed El Aakel, presidente della filiale del Sindacato marocchino dei professionisti delle arti drammatiche e membro del suo ufficio nazionale, come elemento chiave che ha riproposto il ruolo dell'artista all'interno delle politiche culturali della città, non come destinatario o esecutore, ma come attore propositivo che contribuisce a plasmare la visione generale.
La scintilla di questa interazione è scaturita da un segnale considerato in apparenza protocollare, quando è stato evocato il comunicato del sindacato in occasione della Giornata mondiale del teatro. Ma questo segnale si è presto trasformato, nel contesto dell'incontro, in un ingresso simbolico che riflette l'inizio del riconoscimento graduale del ruolo del sindacato all'interno dello spazio pubblico culturale, non come mero quadro professionale, ma come voce in grado di influenzare il dibattito pubblico.
Attraverso questo clima, l'intervento di Mohamed El Aakel è andato oltre i limiti della normale interazione all'interno di un incontro consultivo, verso una questione più profonda della struttura del pensiero culturale locale, dove ha sollevato, indirettamente, la questione del riposizionamento dell'attore artistico all'interno del progetto “Capitale del Mediterraneo”, e se si tratta di un coinvolgimento formale o di una vera e propria partnership nella produzione della decisione?
L'intervento, nella sua essenza, non era solo una presentazione di richieste professionali, ma appariva più vicino a una visione integrata che ridefinisce la cultura come politica pubblica che necessita di pianificazione, continuità e governance, invece di accontentarsi di eventi e programmi contingenti. Il che rende il sindacato, secondo questa visione, non solo un intermediario sindacale, ma un attore propositivo che contribuisce a concretizzare le alternative.
L'impatto del discorso non si è limitato al suo contenuto, ma si è esteso al modo in cui è stato presentato all'interno della sala, dove la presenza fisica, il tono del discorso e l'interazione dell'oratore con il suo ambiente hanno contribuito a dare all'intervento una dimensione comunicativa aggiuntiva, che lo ha reso più simile a un momento di dialogo esteso sul significato della cultura e sul ruolo dell'artista nella sua produzione.
In background a questa discussione, sono emerse una serie di sfide fondamentali che sono state sottolineate implicitamente, tra cui la necessità di passare da un coinvolgimento simbolico a una partecipazione effettiva, dalla gestione contingente a una visione sostenibile, dalla logica dell'offerta culturale alla logica della vera e propria produzione culturale, oltre a rafforzare la trasparenza e collegare la responsabilità al rendiconto, considerando la dignità professionale dell'artista un elemento essenziale in qualsiasi serio progetto culturale.
Al contrario, l'intervento del rappresentante dell'istituzione ha rappresentato un momento di apertura iniziale a questa visione, evidenziando l'importanza del sindacato e del suo ruolo all'interno della scena culturale, il che riflette l'inizio della consapevolezza che la gestione degli affari culturali non è più possibile con una logica unilaterale, ma richiede una molteplicità di attori e l'integrazione dei ruoli.
Tra questo e quello, sembra che Tetouan non si stia solo preparando ad ospitare un grande evento culturale, ma stia vivendo nel profondo un momento di ristrutturazione del rapporto tra l'artista e l'istituzione, tra il discorso culturale e la decisione pubblica, verso un nuovo modello basato sulla partnership anziché sulla tutela, e sul contratto anziché sull'indottrinamento.
In questo contesto, l'intervento di Mohamed El Aakel rimane un segno indicativo di questa trasformazione, in quanto è un momento che ha riproposto la questione della cultura nella città, non come un evento, ma come un percorso continuo per fare significato e ridistribuire i ruoli all'interno del campo culturale.





