HIBAPRESS – Abdellatif Baraka
Il dossier immobiliare in Marocco non è più solo una questione legata all'aumento dei prezzi o alla difficoltà di accesso all'abitazione, ma si è trasformato, negli ultimi anni, in un fenomeno complesso che rivela l'esistenza di un'economia parallela che beneficia di lacune legali e di un ritardo nell'aggiornamento dei documenti urbanistici, trasformandoli in una fonte di profitti enormi a spese dello Stato e della società.
Seguendo diversi dati sul campo e testimonianze incrociate di attori del settore, emerge che quella che oggi è conosciuta come "mafia immobiliare" non opera in modo casuale, ma secondo una logica integrata che inizia con lo sfruttamento del bisogno di alloggi dei cittadini e termina con l'accumulo di miliardi di dirham al di fuori del ciclo economico ufficiale. In molte aree semi-urbane, lo stesso scenario si ripete: intermediari offrono lotti di terreno a prezzi apparentemente accessibili, con promesse indirette di poter regolarizzare la situazione giuridica in seguito, spingendo gli acquirenti a costruire rapidamente, beneficiando del ritardo nell'approvazione dei piani di sviluppo o della debolezza dei controlli in determinate fasi, prima che queste situazioni diventino un fatto compiuto difficile da invertire. Questo modello, che in apparenza sembra rispondere a una pressante domanda sociale, si trasforma in profondità in un meccanismo di speculazione organizzata, dove il valore dei terreni raddoppia rapidamente e si realizzano grandi profitti a vantaggio di una rete di attori. In cambio, quando le autorità intervengono per far rispettare la legge, lo Stato si trova di fronte a un costo elevato che non gode dello stesso grado di discussione pubblica. Le operazioni di demolizione, diventate uno spettacolo familiare in diverse aree, richiedono un'ampia mobilitazione che include le forze pubbliche, gli agenti delle autorità e i servizi tecnici, oltre all'impiego di bulldozer, camion e pesanti mezzi logistici.
Le stime sul campo indicano che il costo di una singola operazione può variare tra 50.000 e 200.000 dirham, a seconda delle dimensioni dell'edificio e della complessità dell'intervento, il che significa che centinaia di operazioni all'anno potrebbero costare bilanci stimati a decine o addirittura centinaia di milioni di dirham, senza contare il costo delle risorse umane e delle ore di lavoro impiegate in questi interventi. Tuttavia, il costo non si limita all'aspetto finanziario, ma si estende alla dimensione sociale e di sicurezza, poiché le operazioni di demolizione spesso si trasformano in momenti di forte tensione tra i residenti e le forze pubbliche. Per diverse famiglie, non si tratta solo di una violazione legale, ma della perdita di un investimento di una vita, il che spiega l'aumento delle proteste e il verificarsi di scontri che in alcuni casi hanno causato ferite e tensioni sul campo. Questa situazione riflette un divario di fiducia crescente, poiché molti sentono di essere stati vittime di un sistema che ha permesso la costruzione in una fase, prima di tornare a imporre la severità in modo improvviso.
Smantellare questo fenomeno porta a una complessa rete di responsabilità, che non si limita a una singola categoria. Ci sono agenti e intermediari che indirizzano i cittadini all'acquisto di terreni al di fuori del quadro legale, funzionari eletti locali, alcuni dei quali sono accusati di aver chiuso un occhio o di aver utilizzato il fascicolo per scopi elettorali, oltre a funzionari in posizioni sensibili sospettati di indulgenza verso alcune violazioni. Oltre a ciò, emerge il ruolo di alcuni sviluppatori immobiliari che hanno beneficiato di programmi di edilizia economica e sociale, concessi dallo Stato nell'ambito della riduzione del deficit abitativo, dove hanno ottenuto terreni a prezzi preferenziali e importanti esenzioni fiscali, ma una parte di questi vantaggi non si è sempre riflessa sui beneficiari finali, ma ha contribuito a gonfiare i margini di profitto, in assenza di un severo monitoraggio del rispetto dei capitolati d'oneri.
Stime non ufficiali indicano che il volume di denaro in circolazione in questa economia parallela raggiunge decine di miliardi di dirham all'anno, denaro che non passa interamente attraverso i canali ufficiali, privando l'erario statale di importanti entrate fiscali. Lo Stato sostiene anche un costo aggiuntivo legato alla riqualificazione di aree non strutturate e all'equipaggiamento con infrastrutture di base, il che raddoppia la pressione sulle risorse pubbliche. Allo stesso tempo, questa attività continua a spostarsi verso le aree semi-urbane, dove vengono acquistati terreni agricoli a prezzi bassi e rivenduti dopo averne cambiato la natura, beneficiando della lentezza delle procedure amministrative e di relazioni ramificate che consentono l'indirizzamento dei documenti urbanistici.
Ciò che questa realtà rivela è che il problema non è più legato solo all'abusivismo edilizio in sé, ma a un intero sistema in grado di adattarsi alle politiche pubbliche e sfruttarne le lacune. Ogni ritardo nella pianificazione urbana si trasforma in un'opportunità di speculazione, e ogni intervento tardivo si traduce in un costo finanziario e sociale elevato, e tra coloro che realizzano profitti rapidi e coloro che pagano il prezzo delle decisioni tardive, la domanda che rimane è fino a che punto si può ripristinare questo settore vitale, garantendo l'equilibrio tra il diritto all'abitazione e la protezione del denaro pubblico, e mettendo fine all'emorragia di miliardi di dirham che vanno ogni anno nelle tasche di reti che traggono vantaggio dalla fragilità del sistema più di quanto vi siano soggette.





