HIBAPRESS – Fikri Ouldali
La camera penale d'appello del tribunale d'appello di Al Hoceima ha emesso una sentenza che prevede la pena di morte per un immigrato marocchino accusato di aver commesso un orribile omicidio che ha scosso la Francia nel 2013, in cui sono stati uccisi la moglie e i tre figli. Questa decisione, presa all'unanimità dai membri del collegio giudicante, modifica la sentenza impugnata in prima istanza e innalza la pena al massimo.
Un lungo e complesso percorso giudiziario
Questa sentenza arriva dopo una lunga maratona giudiziaria; l'imputato è stato processato per la prima volta davanti alla camera penale di primo grado del tribunale d'appello di Nador, che lo aveva condannato all'ergastolo. Nonostante questa sentenza sia stata successivamente confermata dalla camera penale d'appello, la Corte di cassazione ha deciso di annullare la decisione e di rinviare nuovamente il fascicolo alla camera penale d'appello del tribunale d'appello di Al Hoceima per un nuovo esame.
Durante le ultime fasi del processo, il tribunale ha ordinato un'accurata perizia medica e psicologica sull'imputato, affidandola a una commissione medica tripartita specializzata in malattie mentali e psichiatriche, al fine di accertare il grado della sua responsabilità penale al momento della commissione dei reati a lui attribuiti e datati 23 giugno 2013.
I dettagli della tragedia: una fuga durata anni
Gli eventi di questo tragico caso risalgono all'estate del 2013 in Francia, dove le indagini hanno rivelato che l'imputato ha ucciso sua moglie nella casa della sua famiglia. La tragedia non si è fermata qui, ma il giorno successivo sono stati trovati i corpi dei suoi tre figli soffocati all'interno di un'auto, in un crimine che all'epoca mobilitò i vari servizi di sicurezza francesi e scioccò l'opinione pubblica, seguito da ampie operazioni di ricerca durate anni.
Dopo aver commesso il crimine, il sospettato è riuscito a fuggire e a spostarsi tra Spagna e Marocco, nascondendosi con una falsa identità per circa dieci anni. Tuttavia, alla fine le indagini hanno portato al suo arresto nella città di Nador, per essere poi presentato alla giustizia marocchina in base alla sua nazionalità marocchina e nell'ambito di accordi di cooperazione giudiziaria internazionale.





