HIBAPRESS – Fes
Ancora una volta, la città di Fes si sveglia con la tragica caduta di un edificio fatiscente nel quartiere di Ain Naqbi, una scena che riporta in primo piano la questione della responsabilità politica e istituzionale, e rivela l'enorme divario tra la sofferenza dei cittadini e i discorsi stagionali degli eletti.
Dopo ogni tragico incidente, le pagine dei social media si affrettano a pubblicare espressioni di condoglianze e dolore, mentre la vera domanda è assente: dov'erano i rappresentanti della nazione e gli eletti locali prima che la catastrofe accadesse? E qual è il loro ruolo di supervisione e legislativo nella difesa dei quartieri marginali e degli edifici a rischio di crollo all'interno della cupola del Parlamento e dei consigli eletti?
Il dossier degli edifici fatiscenti nella città di Fes non è nato oggi, ma è una ferita urbana e umana aperta da anni, che migliaia di famiglie vivono sotto la minaccia di morte in ogni momento, in mezzo a ripetute promesse e programmi che non vedono la strada per la piena attuazione. Nonostante i ripetuti avvertimenti della società civile e dei media, il dossier è rimasto prigioniero di slogan, foto e comunicati appropriati.
Oggi, i residenti non hanno bisogno solo di parole di consolazione, ma di posizioni coraggiose, di una vera responsabilità e di politiche urgenti per salvare ciò che resta delle vite all'interno della Medina e dei quartieri fragili. La responsabilità politica non si misura dal numero di comunicati di condoglianze, ma dalla capacità dell'eletto di difendere seriamente, esercitare pressione istituzionale e trasformare la sofferenza dei cittadini in una priorità nazionale.
La tragedia di Ain Naqbi non è un incidente isolato, ma una nuova campana a morto che suona forte, e mette tutti di fronte a una responsabilità storica: o agire effettivamente per proteggere i cittadini, o aspettare altre tragedie da aggiungere al registro di negligenza e oblio.





